Corna di bobbio

CORNA DI BOBBIO

Tutti gli alpinisti che salgono in funivia da Barzio ai Piani di Bobbio, quando si passa accanto alle spettacolari placche della Corna di Bobbio, non possono fare a meno di alzare il naso all’insù, sgomitando nelle affollate cabine dell’ovovia, tra sciatori della domenica stipati come tante sardine pre COVID.

Anche qui il leitmotiv non cambia di molto rispetto alla roccia della Grigna o del più vicino Angelone, calcare di Esino compattissimo e aderentissimo, garanzia di arrampicata tecnica e di piedi. Il tutto però intervallato da frigoriferi e cofani di macchina, in bilico su cengie sospese, tra piante di carpine e rose selvatiche.

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Fede e la roccia perfetta del durissimo tiro di 7b di Alhambra.

 

Il carpine è una pianta molto particolare, autoctona della Valsassina e avente radici forti e rigide, che entrando nelle fessure della roccia, hanno la particolarità di creare leve, che spaccando di colpo enormi porzioni di roccia solidissima.

Da ciò ne consegue che la Corna è caratterizzata da placche compattissime e enormi massi di rottura, in bilico precario, sinonimo di “arrampicata in ambiente”, ovvero dove bisogna essere iperattenti a come ci si muove. Se a questo aggiungiamo poi una notevole esposizione e placche orientate a OVEST-SUDOVEST, l’avventura è assicurata e a pochi metri sopra casa…

Forse proprio la presenza di questi magici ingredienti tanto vicino a casa, hanno permesso ai local valsassinesi (Selva, Spandri, Buzzoni, Carì, Carzaniga ecc) di cimentarsi in esperimenti di apertura dal basso. Sperimentazione vuole dire anche fare piccoli errori, sia di chiodatura che a volte anche di etica di progressione, ma ammetterlo capendone i limiti intrinsechi, è sicuramente il modo migliore per evolvere nello stile.

Alcune vie sono state aperte in alcuni tiri dell’alto e alcuni tiri dal basso, altre presentano passi di artificiale in apertura e altre invece chiodatura in libera spinta al max (usando i cliff solo per il posizionamento dei fix e non per la progressione), il tutto avvenuto in ordine cronologico, proprio ad indicare l’evoluzione tecnica dell’arte moderna di “aprire dal basso”, che non si trova sui libri o sui tutorial (almeno allora), ma che è frutto solo di sperimentazione, batterie esplose nelle balte e trapani in faccia. Questa nuova avventura iniziata negli anni 90 e non ancora conclusa… per fortuna…

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Cannellures e roccia perfetta  proprio sopra la funivia per Fede, sul tiro finale di 7A di Alhambra.

Ora vi presentiamo di seguito alcune delle tante vie che abbiamo aperto alla Corna… diverse per stile e ingaggio, ma sempre accomunate dal roccia spaziale e arrampicata ipertecnica di precisione.

 


VIA PSICOSOMATICA

(Carì Andrea, Daniele Carzaniga; 28-07-2016)

 

Cosa ci fanno uno psicologo e un futuro medico appesi nel vuoto in parete alla Corna di Bobbio? Beh discutono del dualismo Cartesiano tra Res Cogitans & Res Extensa, tirando tacche microscopiche, dove la forza fisica la fa da padrone e sfidando equilibri precari con distanze abissali dalle protezioni. Mettendo in atto sulla roccia, l’inscissionabilità della forza dalla testa, della psiche dal soma. Beh ecco così, che in una giornata di ripiego da una gita fuori porta al Piz Eghen andata a male causa maltempo notturo, nasce PSICOSOMATICA.

La via si sviluppa su una successione di stupende placche, intervallate nel primo tiro da qualche cengia erbosa, che non va certamente a diminuire la forte esposizione che si prova in parete, seppur nel raggio di sole tre lunghezze.

La chiodatura, come spesso avviene in placca su vie di questo genere, è minima, a volte è più rischioso fermarsi a chiodare, che tirar lungo dall’ultima protezione. La mia filosofia d’apertura solitamente, è quella di integrare in maniera il più sicuro possibile in discesa la chiodatura, come già fatto su altre vie, ma se l’avessi fatto anche questa volta, beh parleremmo solo di soma e avremmo annullato totalmente la parte psico, che, del resto da psicologo, è quella che mi compete maggiormente.

Esposizione: Ovest

Periodo: Data la fortunata posizione della Corna, se vi è anche solo un poco d’aria si può arrampicare anche in estate. Chiaramente il tipo di arrampicata in placca, sconsiglia le torride giornate estive.

Difficoltà: 6c+ obbligato EXPO, 7A+ max. (Si consiglia di aver buona dimestichezza col grado obbligato e con il tipo di arrampicata di placca)

Sviluppo: 100m

Materiale: 7 rinvii, mezze corde da 60. I passi duri sono protetti a fix del 10. Molto utili per proteggere i passi lontani dalle protezioni una serie di nuts e friends medi (0.75, 1).

Tipo di arrampicata: Entusiasmante arrampicata di placche e di equilibrio su roccia spaziale, tra le più belle della corna di Bobbio e del lecchese. Anche solo il secondo tiro da solo, meriterebbe l’avvicinamento e ripaga della brevità della via. Molto consigliabile come abbinamento ad altre vie della struttura e alla vicina e bellissima Alhambra, simile per grado e stile, seppur più generosa nella chiodatura.

Avvicinamento: Dal piazzale della funivia di Barzio, si prende e si segue lungamente la strada sterrata, che conduce presso i piani di Bobbio, fino all’altezza del primo tornante verso sx (30 minuti). Subito dopo il tornante si prende una deviazione verso dx, che conduce ad una grossa cascina recante sulla facciata il cartello “Cascina del Big”, si taglia in leggera salita e in diagonale il prato antistante il casolare, fino a prendere una traccia, che sale prima in leggera salita e poi più rapidamente nel bosco. Si seguono i segni su sassi e piante di colore blue, (colore identificativo del segnavia del sentiero di servizio della società degli impianti, che conduce ai piloni dell’ovovia). Dopo aver passato una fonte d’acqua (presente solo dopo intensi periodi piovosi), si sale con traccia ripida fino ad un passaggio con saltino di roccia e con a dx un cespuglio di faggi e poco sopra il sentiero, un freccia scolorita rossa. Da qui (ometto) si taglia per ripida traccia nel bosco, seguendo gli ometti presenti e i radi bolli rossi scoloriti, fino alla base della parete, che si costeggia verso dx. Dopo poco, giunti sotto il canale d’accesso alla cengia di partenza della via “Le ali del tempo”, si perde qualche metro di dislivello per giungere nei pressi di un enorme sasso strapiombante, che si aggira verso monte e si prosegue costeggiando tutta la parete, fino ad un grosso anfiteatro di roccia grigio scura. La via attacca a dx dell’anfiteatro, dove la roccia si fa monolitica e grigio chiara (accanto si nota un tubo nero ancorato alla parete). In alternativa, non si gira a sx al bivio con freccia rossa scolorita e si continua lungo il sentiero a bolli blu, fino all’altezza del palo n° 8 della funivia. Da li senza traccia fissa brevemente verso la parete.

Primo tiro: Per placca compattissima e con roccia fenomenale, si affronta subito un duro passo obbligato dopo il primo fix che impone, dove il grado cala, un lungo runout verso la seconda protezione. Passo obbligato molto tecnico e difficilmente proteggibile. Si prosegue su placca più adagia fino ad una cengia erbosa, dove si taglia decisamente verso sx in direzione di una sosta sotto uno strapiombo grigio e vicino ad un albero. 20m, 4 fix; 6C+ EXPO.

Secondo tiro: Tiro spettacolare! Dalla sosta ci si sposta verso sx (roccia per il primo metro da verificare) fino al primo fix, da qui sfruttando due fessure una a sx e una a dx ci si alza (utile friend 1) verso sx con passo di dita, fino ad un buon riposo da cui si può moschettonare il successivo fix. Da qui con due passi molto duri e tecnici ai successivi fix, oltre i quale il grado scende, ma impone un lungo runout fino ad una compatta placca adagiata in cui si può riposare leggermente (fix 5 metri sotto) e da cui parte un diedro verticale. Con arrampicata tecnica ci si alza di qualche metro arrampicando in placca sulla faccia sx del diedro fino ad un fix e poi sfruttando l’altra faccia del diedro alla successiva protezione e da qui con un lungo runout fino alla fine del diedro verticale, sostando su una piccola cengia a sx (utile in uscita friend 0.75). 40m, 5 fix; 7A+ EXPO.

Terzo tiro: Dalla sosta ci si alza sfruttando una lama rovescia (proteggibile con friend 0.75), fino ad una compattissima placca (lama a buco orizzontale per la dx non visibile dal basso) rinviando il primo fix (posizionato leggermente fuori asse verso sx). Si prosegue su placca tecnica e di dita per due protezioni fino a difficile passo in uscita sotto uno aggettante strapiombo. Giunti ad una compatta placca strapiombante (fix), bisogna impostare un difficile passo di boulder, lanciando ad una buona banca alla cui dx si trova la successiva protezione. Da qui con arrampicata meno dura, in uscita verso dx seguendo i fix direzionali, fino alla sosta posta su di un ballatoio erboso. 25m, 7 fix; 6c+ S2.

Discesa: Dall’ultima sosta con una calata nel vuoto fino alla precedente sosta, dalla quale con una calata da 60m si arriva a terra.

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IL DONO DELL’UMILTA’

 

Nell’autunno del 2014, insieme al mio compagno di sempre Giovanni Charly Giarletta (RIP), partiamo carichi come molle per aprire la nostra prima via assieme. Ma sul terzo tiro per me qualcosa va male, un Cliff salta, poi “beng” salta anche l’altro e mi ritrovo a volare nel vuoto come altre volte, se non che questo giro, mi arriva un pugno alla Tyson in un occhio… infatti cadendo il cordino del trapano vincolato all’imbrago si impiglia fino a quando andando in tiro, mi arriva dritto e preciso in faccia da 10 metri di altezza… conclusione Andre KO in ospedale con mezza faccia fratturata…

Ma alla fine chi l’ha dura la vince… ma solo con umiltà e tornando più preparati tecnicamente… così che la Corna di Bobbio quella volta mi donò il dono più prezioso che si possa avere… l’umiltà !!!

La via è stata aperta dal basso con fix del 10 e protezioni mobili. La chiodatura è stata successivamente integrata dall’alto in ottica sportiva, con protezioni a volte distanti, ma sicure. Il risultato è una via sportiva di sicura soddisfazione su roccia sempre eccezionale e con costante esposizione, tipica della Corna di Bobbio. I primi tre tiri corrono paralleli al precedente tentativo (successivamente schiodato) dell’incidente, che mi è costato un bel colpo in faccia e una lunga operazione.

 

Esposizione: Ovest i primi tre tiri e successivamente Sud/Ovest.

Periodo: Nonostante l’esposizione il sole arriva tardi, sui tiri finali dopo le 10:30. Le mezze stagioni sono il periodo migliore, ma anche in estate al mattino presto e in inverno nelle giornate di sole.

Difficoltà: 6c obbligato, 7b max, 1 P.A.

Sviluppo: 200m.

Materiale: 12 rinvii, corda intera da 70 o due mezze corde da 60m. Con due mezze da 60m si può effettuare la discesa con 3 sole calate, 2 da 60m e una da 20.

Tipo di arrampicata: L’arrampicata si svolge su placche molto compatte e tecniche con frequenti passaggi di dita ed equilibrio. La seconda parte della via presenta un diedro tecnico strapiombante e due tiri su roccia strepitosa, molto tecnici e leggermente strapiombante. Nonostante la chiodatura ottima e generosa è necessario sapersi muovere comodamente sul grado obbligato e data l’esposizione, avere dimestichezza con le manovre di corda.

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Andre durante la prima ripetizione del Dono dell’umiltà, sul 5 tiro di 6c.

Avvicinamento: Dal piazzale delle funivia di Barzio si prende e si segue lungamente, la strada sterrata che conduce presso i piani di Bobbio fino all’altezza del primo tornante verso sx (30 minuti). Subito dopo il tornante si prende una deviazione che conduce ad una grossa cascina recante sulla facciata il cartello “Cascina del Big”, si taglia in leggera salita e in diagonale il prato antistante il casolare, fino a prendere una traccia che sale prima in leggera salita e poi più rapidamente nel bosco. Si seguono segni su sassi e piante di colore blue, (colore del segnavia del sentiero di servizio della società degli impianti, che conduce ai piloni dell’ovovia). Dopo aver passato una fonte d’acqua (presente solo dopo periodi piovosi), si sale con traccia ripida fino ad un passaggio con un saltino di roccia e con a dx un cespuglio di faggi e poco sopra il sentiero un grosso masso e subito a sx del sentiero un sasso con una freccia rossa scolorita. Da qui (ometto) si taglia per ripida traccia nel bosco, seguendo gli ometti presenti e i radi bolli rossi scoloriti, fino alla base della parete, che si costeggia verso sx (faccia a monte) fino all’attacco della via (45 minuti dalla macchina). L’attacco della via si trova subito a sx di un semiarco strapiombante di roccia grigia e gialla marcia, sotto una bella placca di roccia grigia molto compatta (cordino su pianta, ben visibili i primi spit, subito prima dell’evidente prua compatta di Valsassina Suvenir).

Primo tiro: Sì sale seguendo la fessura alta di una placca di roccia compatta fin sotto un bombè (3 spit e un cordino) dove si affronta il primo ostico passaggio di dita, per uscire su delicato traverso verso dx fino alla comoda sosta. 6b, 18m.

Secondo tiro: Placca molto compatta e tecnica di dita su gocce e frequenti duri passaggi, che richiedono precisione di piedi, fino a raggiungere il bordo sx di un vago spigolino,  che si abbandono dopo poco con un duro passaggio verso dx e con un’uscita fisica fino ad una sosta su due spit con maglia rapida. Da qui, dopo aver recuperato il secondo di cordata, ci si sposta di qualche metro verso dx fino a due spit (da collegare), che permettono di assicurare il primo di cordata, in modo sicuro sul tiro successivo. 7b, 25m.

Terzo tiro: Aereo spigolo/diedro di roccia compattissima, che si supera grazie ad una piccola fessura sulla dx, sfruttando in opposizione con i piedi la placca di dx, fino ad un difficile ristabilimento verso sx su d’una stupenda placca a gocce. Un ultimo fisico passo conduce fino alla panoramica terrazza, dove si sosta alla base di una successiva placca. 6b, 15m.

Quarto tiro: Compatta e facile placca di roccia molto particolare (2 spit) che conduce ad un bosco sospeso (proteggersi con cordini su piante), che si segue fino alla sosta posta alla base della strapiombante parete, presso l’evidente diedro giallo. 5b, 25m.

Quinto tiro: Fisico e strapiombante diedro giallo, che imponte buona tecnica arrampicatoria fino ad un passaggio su placca strapiombante, che conduce in breve all’aerea sosta 6c, 20m.

Sesto tiro: Dalla sosta ci si alza su placca grigia compatta e tecnica per qualche metro, per poi traversare facilmente a sx, poco sopra una foglia di roccia staccata dalla parete e successivamente su roccia bianca avara di appigli, con duro passaggio di dita e tecnica di piedi. Poi si progredisce piu facilmente su roccia grigia incredibilmete lavorata fino alla base di un diedro svasato, dove si sosta. Tiro stupendo, molto tecnico e aereo. 7b; 1 P.A., 35m.

Settimo tiro: Dalla sosta nel diedro ci si sposta verso dx sul bordo dello spigolo, per prendere una placconata di roccia compattissima e bianca, caratterizzata da gocce taglienti che richiedono molta forza di dita e continui difficili passaggi d’equilirio, fino a guadagnare il bordo dx di un vago diedro, ove l’arrampicata si fa più facile e su roccia da verificare fino all’aerea sosta. Tiro molto duro e stupendo 7a., 25m.

Discesa: Dalla L7 ci si puo calare con un unica doppia nel vuoto di 60 m fino alla terrazza di L4, oppure con due doppie, la prima fino a L5 e poi da L5 a L4. Da L4 ci si cala fino a L3 e da L3 fino a terra e posibile senza grossi probelmi nel ritirare le corde a patto di gestire bene il nodo nel ritirarle vicino ad alcune piante, oppure fino a L2. Da L2 con una calata da 60m fino a terra o spezzando la calata fino a L1.

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